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La febbre

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La febbre: un alleato

• S P E C I A L E F E B E • S P E C I A L E F E B R E •
Qual è l’evento più comune (assieme alla tosse) nella storia clinica del bambino?
La febbre.
Ed il nucleo familiare, almeno all’inizio, è messo in allarme.
Dal punto di vista relazionale contribuisce a rinforzare i legami di richiamo reciproco e di protezione tra genitori e figli.
Ma cos’è la febbre?
È un segnale, un avviso, un campanello d’allarme che annuncia che qualcosa non va nel nostro organismo la malattia.
Ma è anche il primo e più elementare meccanismo di difesa che noi stessi mettiamo in atto.
Quando un agente infettivo entra nel nostro organismo (pressoché sempre tramite le vie aeree superiori) giunge in contatto subito con delle cellule deputate alla prima difesa del nostro corpo; scatta quindi il segnale d’allerta e si mette in moto un complesso e sofisticato sistema di difesa.
Una parte di questa risposta è la febbre.
Attraverso processi chimici, che intervengono a vari livelli nel nostro corpo, parte il comando alla temperatura di salire.
Cosa vediamo noi nella realtà?
I muscoli si mettono al lavoro, aumentano il loro tono, e talora danno la sensazione del brivido, e aumentano la produzione della temperatura (che in condizioni normali è 36-37°C).
Contemporaneamente, i vasi sanguigni della cute si contraggono, meno sangue arriva in superficie, la produzione di sudore diminuisce: ne consegue che questo calore viene difficilmente disperso.
A una temperatura superiore a 37 gradi non sono solo le cellule del nostro corpo che si trovano a disagio (è per questo che la febbre si accompagna a malessere), ma si trovano ancora peggio virus e batteri, che riescono difficilmente a moltiplicarsi.

La febbre ci fa sì star male, ma soprattutto ci serve per farci guarire.
Perciò non dobbiamo contrastarla a tutti i costi, ma semmai, dovremmo considerarla un alleato.


Come misurare la febbre


Termometro a mercurio: si scuote energicamente il termometro con la mano per far calare la sottile colonnina di mercurio, poi lo si infila fra le gambette (soprattutto nei bambini più piccoli) o sotto l’ascella (nei bambini grandicelli). Si aspetta qualche minuto. Quindi lo si ruota lentamente per vedere a che altezza era salita la colonnina di mercurio.
Sono termometri che scompariranno e andranno “in soffitta”): l’Unione Europea ha decretato che, data la sua tossicità, le fonti di mercurio devono essere eliminate e quindi fra un po’ la commercializzazione di quei termometri sarà vietata.
È a tutt’oggi il metodo più semplice e preciso per misurare la febbre.

Termometri scanner o a raggi infrarossi: misurano la temperatura a livello auricolare o sulla fronte. Allo stato attuale sono molto costosi, non facilissimi da utilizzare e soprattutto non danno una misurazione attendibile: per assurdo, per la troppa precisione (misurano la temperatura all’istante e non quella media degli ultimi minuti) spesso trae in inganno: misurazioni seriate a distanza di pochi minuti e in posti diversi danno valori diversi; l’eccessivo dettaglio (la temperatura è data in gradi, decimi e centesimi di grado) crea ansia e confusione.

Termometro digitale: a bulbo, dotato anche di punta flessibile è l’unico rimasto che funzioni quasi come quello a mercurio. Rapido (15”-30”), preciso, economico.

Per cui…
Si sconsiglia di “investire” una cinquantina di euro per l’acquisto di uno strumento elettronico e, poiché non si può spendere quell’unico euro che costava il vecchio, caro termometro a mercurio, spendetene quatto o cinque per comprare un termometro digitale.

E i tempi?
Non ci sono regole di quando misurare la febbre.
Ma ancor meglio non state sempre lì con il termometro pronto, non precipitatevi a verificare se la medicina ha fatto scendere la febbre, non svegliatevi di notte e soprattutto non svegliatelo. Ricordatevi: misuriamo, ed eventualmente abbassiamo, la febbre solo per alleviare un fastidio, non per scongiurare un pericolo.

Dove, quando, come.
Dove misuriamo la febbre: più la rileviamo “internamente” e più sarà alta (in bocca, nel culetto o nell’orecchio è più alta che all’inguine o sotto l’ascella; se poi la misurassimo alla punta delle dita delle mani o dei piedi, la troveremmo bassissima); questo perchè il nostro corpo si scalda dall’interno e si raffredda via via che viene a contatto con l’atmosfera.
Quando viene misurata: la sera e la notte è in genere più alta che nelle prime ore del giorno.
Come viene misurata: se usiamo uno strumento “lento” otterremo la temperatura media di un periodo più lungo (e quindi un valore più vicino a quello reale), se invece ne usiamo uno “veloce” otterremo la temperatura di quell’istante (e quindi potrebbe anche non corrispondere con l’effettiva temperatura).


Regole pratiche


Conta di più il bambino del termometro: un bambino che ha 40° C e corre e salta per casa, sicuramente non ha una malattia importante; conviene prestare più attenzione a un bambino che ha soltanto 38° C, ma non vuole alzarsi e passa tutto il giorno a letto.

Molti genitori pensano che un bambino con la febbre debba restare… agli arresti domiciliari, cioè non possa uscire di casa finché non sia del tutto sfebbrato. Non è così: è difficile che un bambino con la febbre desideri uscire a fare una passeggiata (anche se può capitare, quando la febbre non è alta e il bambino si sente bene), però non c’è nessun rischio a portarlo, se è necessario, fuori di casa. Per esempio trasferirlo dalla nonna perché se ne occupi mentre i genitori sono al lavoro, o portarlo dal pediatra per farlo visitare: e conviene farlo, perché una visita in ambulatorio è sempre più completa di una visita domiciliare.
Non vanno invece portati all’asilo o alla scuola materna.


I farmaci contro la febbre


Innanzitutto, nel caso in cui si ritenga di utilizzare dei farmaci, occorre tener presente che gli antipiretici non vanno somministrati “ad orario” (come ad esempio si fa con gli antibiotici). Questo perché si tratti di farmaci “sintomatici”, cioè utili per cancellare un sintomo, se questo sintomo da fastidio; perciò dopo aver somministrato il farmaco una prima volta, lo somministreremo di nuovo non guardando l’orologio, ma guardando il bambino: se sarà ancora febbricitante, e soprattutto se questa febbre lo infastidisce molto, gli ridaremo la medicina.
Altrimenti non gli daremo proprio niente!

Nel caso in cui occorra “occuparsi” della febbre, farmaci ce ne sono molti, ma nei bambini la scelta si riduce a due: il Paracetamolo e l’Ibuprofene: i più innocui e semplici da usare.
La dose terapeutica è, come sempre nei bambini, proporzionata al peso.


Paracetamolo


Dosaggio: 10 a 15 milligrammi (mg), per ogni Kg di peso, per ogni dose. Per esempio un bambino di 10 Kg avrà bisogno di un dosaggio variabile fra 100 e 150 mg; generalmente, per ottenere l’effetto desiderato, si tende a dare la dose maggiore. Questa dose può essere ripetuta più volte nella stessa giornata purché, in tutto, non si superino i 100 mg per Kg al giorno: questo vuol dire che, se noi adoperiamo la dose massima di 15 mg per Kg per dose possiamo arrivare anche a 6 somministrazioni nelle 24 ore. Attenetevi comunque ai dosaggi consigliati dal vostro pediatra.

Il farmaco è venduto liberamente in farmacia senza l’obbligo di ricetta medica.
È dispensato sottoforma di gocce, supposte, sciroppo, compresse, compresse masticabili, compresse effervescenti, bustine solubili.
Le supposte sono la preparazione più utilizzata.
Questo perché sono facili da usare; tuttavia non sempre sono la scelta migliore, per vari motivi.
Intanto non sempre tutto il farmaco contenuto nella supposta viene assorbito; poi, anche se esistono vari dosaggi di supposte, è difficile calcolare la dose precisa per il peso del bambino. Perciò lo sciroppo, che possiamo dosare con l’apposito cucchiaino graduato, o le gocce, sono la scelta migliore per i bambini piccoli; bustine e compresse per i bambini grandi.

Nomi commerciali

Paracetamolo (farmaco cosiddetto generico: compresse, supposte e sciroppo);
Acetamol (compresse, bustine effervescenti, sciroppo e supposte);
Efferalgan (compresse, compresse effervescenti, sciroppo, bustine e supposte);
Panadol (solo in compresse);
Puernol (solo sciroppo);
Sanipirina (compresse e supposte);
Tachipirina (gocce, compresse, compresse masticabili, bustine, sciroppo e supposte).

Tutti questi prodotti sono equivalenti per quanto riguarda gli effetti farmacologici, non così per il costo, che può variare anche sensibilmente e, poiché nelle famiglie se ne fa grande uso, può valere la pena conoscerlo.
Ecco alcuni esempi. Si sono confrontate le supposte (da 250 o 300 milligrammi) e lo sciroppo (flaconi da 90 o 100 cc ad una concentrazione variabile dal 2,5 al 3 %.

SUPPOSTE DA 250 O 300 MG
Acetamol (10 supposte da 250 mg) 2,50 €
Efferalgan (10 supposte da 300 mg) 5,00 €
Sanipirina (10 supposte da 300 mg) 2,50 €
Tachipirina (10 supposte da 250 mg) 4,10 €
Paracetamolo Teva (10 supposte da 250 mg) 4,50 €

SCIROPPO AL 2,5 O AL 3 %
Acetamol (100 ml al 2,5 %) 2,50 €
Efferalgan (90 ml al 3 %) 4,87 €
Tachipirina (120 ml al 2,4 %) 4,30 €
Paracetamolo OFF (10° ml al 2,5 %) 3,50 €

Occorre poi tener presente che i prodotti sono in vendita anche nei supermercati con ulteriori possibilità di prezzi scontati.

Ibuprofene


Questo farmaco è meno conosciuto ed usato del Paracetamolo, ma altrettanto valido. È in vendita nelle farmacie e nei supermercati con vari nomi commerciali come antinfiammatorio e antidolorifico per adulti, ma come antipiretico per bambini esiste in Italia in due formulazioni in sciroppo:
Anche in questo caso la dose dipende dal peso: da 5 a 10 mg per ogni Kg, con un massimo, nelle 24 ore, di 35 mg per Kg di peso; abbastanza meno del dosaggio del Paracetamolo. Ciascun millilitro (ml) di sciroppo contiene 20 mg di Ibuprofene, il calcolo è presto fatto: un bambino di 10 Kg può prendere fino a 100 mg, cioè 5 ml di sciroppo e ripetere la somministrazione massimo 3 volte al giorno. In pratica, si può dare una dose in ml pari alla metà del peso corporeo e ripetere (sempre se necessario “al bisogno”) fino a 3 volte al giorno,
a stomaco pieno.


Nomi commerciali

Antalfebal (100 ml 2%) 6,63 €
Nureflex (150 ml 2%) 7,14 €


E' vero che ......


Un bambino normale (due - sei anni) può avere la febbre più volte l’anno
Questo non costituisce un pericolo per la sua salute, anzi: molte febbri, molti anticorpi.

I bambini che vanno al nido hanno la febbre più spesso
Si ammalano infatti più di frequente dei loro coetanei che non ci vanno.
Questo per un motivo molto semplice: la febbre dipende dal fatto che il sistema immunitario ingaggia una piccola battaglia contro un microbo (quasi sempre un virus) che non aveva mai incontrato e contro cui non possedeva anticorpi sufficienti; questi microbi non vivono nell’aria, ma nell’organismo di altre persone; perciò quante più persone si incontrano da vicino, tanti più microbi si “conoscono”; un bambino che sta a casa incontra un numero limitatissimo di persone (i genitori, i nonni, i fratellini), chi va al nido incontra ogni giorno molti bambini, i loro genitori, il personale dell’asilo ecc.; ecco perché incontra molti microbi e ha molte febbri.

Con la febbre si cresce
Può darsi che l’aumento di temperatura corporea stimoli un po’, lì per lì, l’allungamento delle ossa, che comunque è costante in tutta l’infanzia. Ma non c’è stato alcuno studio che ha evidenziato e misurato una crescita durante un episodio febbrile della normale durata di pochi giorni

La febbre non è un buon motivo per andare al Pronto Soccorso
I Pronto Soccorso degli ospedali pullulano di bambini con la febbre.
Niente di più sciocco che precipitarsi in ospedale perché magari non si è riusciti a contattare il proprio medico di fiducia, oppure perché il farmaco somministrato non ha provocato la caduta della temperatura. La febbre può sempre aspettare e non richiede praticamente mai un soccorso immediato.

Il farmaco antifebbrile non sempre annulla la febbre
Non tutte le febbri sono uguali, non tutti i bambini rispondono ai farmaci allo stesso modo: perciò aspettarsi che la medicina cancelli la febbre è un’illusione. A volte questo capita davvero, a volte invece la medicina impedisce semplicemente che la febbre salga di più e la mantiene allo stesso livello. Ma siccome la febbre non fa male, non ha senso insistere con il farmaco.


E' falso che ......


La febbre alta fa venire la meningite
Se mai è vero il contrario: la meningite ha fra i suoi sintomi anche la febbre, che può essere alta; ma per fortuna la meningite è così rara che è sciocco pensare a questa malattia quando un bambino ha soltanto la febbre. E poi bisogna prevenire il rischio di contrarre la meningite vaccinandosi per i tipi di agenti infettivi per cui esiste il vaccino.

La febbre alta fa venire le convulsioni
Le convulsioni febbrili vengono soltanto ad alcuni (pochissimi) bambini predisposti ad avere questo disturbo; non dipendono dall’altezza della febbre, ma dalle caratteristiche genetiche di quei bambini, non danno conseguenze permanenti sul Sistema Nervoso Centrale e spariscono senza lasciare tracce con la crescita.

Dopo tre giorni di febbre bisogna somministrare un antibiotico
La decisione di somministrare un antibiotico (che deve essere presa sempre soltanto dal medico curante) non dipende dalla durata della febbre, ma dalla presenza di sintomi che possano suggerire la presenza di una malattia “batterica”, cioè causata da un microbo sensibile all’antibiotico. Le malattie con febbre causate da batteri, nei bambini, sono molto poche, se paragonate al gran numero di febbri che i bambini hanno; perciò la maggior parte delle volte che un bambino ha la febbre, anche se questa dura diversi giorni, non dovrebbe ricevere una terapia antibiotica. Bisogna ricordarsi che l’antibiotico non ha nessun effetto terapeutico sulla malattia causata da virus. Occorre quindi saper aspettare, se non sono presenti indizi suggestivi di malattia batterica, e seguire le indicazioni del proprio pediatra.

La febbre dipende dall’eruzione dei denti
Questa credenza probabilmente è nata dalla constatazione che nel periodo in cui spuntano i denti (un periodo lungo un paio di anni) le febbri sono molto frequenti e, siccome un dente per spuntare ci mette molti giorni (diciamo una settimana) e i denti di latte sono in tutto venti, se moltiplichiamo sette giorni per venti abbiamo come risultato centoquaranta. Centoquaranta giorni distribuiti nell’arco di due anni: questo è il periodo in cui un bambino è impegnato nell’eruzione dei denti; volete che in quei centoquaranta giorni non abbia, per combinazione, anche qualche febbre? Ecco che la coincidenza temporale è stata trasformata in un rapporto di causa ed effetto: i denti fanno venire la febbre.



Tratto e modificato da
"UPPA - Un Pediatra Per Amico"
www.uppa.it

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